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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/153


Il morto in forno.


Cecco non solo beveva per sentirsi allegro, ma anche, come diceva lui, per scaldarsi il sangue; specie d’inverno, quando doveva alzarsi tre ore prima di giorno per governare i due muli e poi per attaccarli al barroccio, con il quale portava i mattoni dalle fornaci a dove muravano qualche casa. Pigliava sbornie che gli duravano due giorni di seguito; e, allora, l’udivano cantare a un chilometro di distanza, di mano in mano che si avvicinava.

I contadini, ch’erano a lavorare nei poderi lungo la strada, lo riconoscevano subito; e, quando passava, lo salutavano ridendo; o, se si era addormentato sul barroccio, gli tiravano zollate di terra. Egli era già vecchio: magro, con i baffi bianchi. Sempre sporco di mattoni e di calcina, con le scarpe senza legare e rotte, con