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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/151

144 una amico


Io l’avrei abbracciato; ma egli non fu contento che gli avessi risposto a quel modo: forse egli voleva che io avessi meno effusione ma più sicurezza. Ma io non ci era abituato! Egli, dandomi la mano, mi disse:

— Ci possiamo vedere la sera. Io, ora, esco.

Ma, per quanto lo cercassi, non l’incontrai mai.

Quando, alla fine, seppi ch’era morto, mia sorella, Violetta, mi disse:

— Gli avevo promesso di non dirti niente, perchè si vergognava; ma, ora, egli mi ha pregato, prima di morire, ch’io ti debba dire tutto.

Mia sorella aveva sei anni più di me; e io le volevo molto bene. Perciò l’ascoltavo sempre volentieri, e mi faceva le veci di madre.

Ella proseguì:

— Lo Scali è stato innamorato di me, e voleva sposarmi.

Io le chiesi, con un rimprovero troppo impensato:

— E perchè non gli hai dato retta?

Ella non rispose, ma non io capii che era per pudore. Mi prese ambedue le mani e me le tenne finchè non ebbe finito di dirmi tutto. Allora