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Un amico.


Dove arrivavo io, la strada doventava solitaria e quasi paurosa. Saliva dritta, per un quarto di chilometro, fino a un suo ripiano, una specie di terrazza; da cui non si vedeva niente però. Si restava lì come delusi.

Il bosco cominciava eguale da tutte e due le parti: e davanti agli occhi, poi, non c’era altro che bosco: anche la strada si assoggettava ad esso. Era la strada che obbediva.

Fin dalle prime volte m’era venuto la sensazione di un’ombra, che non riescivo a vedere. Era una specie di esistenza che si aggiungeva alla mia; e mi ricordai d’un amico finito tisico a diciotto anni, che si chiamava Gino Scali. Con quanto piacere mi ricordai anche della sua camera tappezzata di carta chiara a fioricini verdi! Andavo a trovarlo sempre molto volenlieri, anche perchè io volevo che fosse più amico a me che a qualunque altro.