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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/140


una figliuola 133


Egli la guardava come un pezzo di carne andata a male o come una bestia che non è più buona a lavorare. E rispondeva:

— Il sole! Il sole! Sarebbe meglio che ci andassi tu a scaldarti! Soffrirei meno: tu non sai quanto soffro, perchè sei a letto.

— Lasciatemi fare: guarirò. Abbiate pazienza!

Egli gridava:

— Tu ne hai di pazienza, ma io no!

E fissava gli occhi sul Cristo di latta colorata: allora la pelle del suo viso si assottigliava anche di più, le buche delle guance si empivano di ombra; e la barba pareva finta.

Fiammetta non sapeva che dire; e, se le veniva sete, pigliava da sè il bicchiere d’acqua panata. Poi gli diceva con quella sua dolcezza grassa, restata sempre eguale (nella sua voce ci si potevano riconoscere certi suoni di quando imparava l’abbaco dal curato):

— Babbo, se tu sei contento, io mi assopisco un poco.

— Ne hai proprio bisogno?

— Sì: mi duole la testa: ho come un cerchio attorno alle tempie.

E pensava, come sotto un incubo della ma-