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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/13

6 pigionali


Ma, alla fine, Gertrude si ammalò: sentì ch’era per morire: ella voleva morire. Non si sarebbe rialzata dal letto che a malincuore. La malattia le dava il senso piacevole dell’ozio, da cui non ci si può più liberare. Diceva a tutti, come se si fosse trattato di fare un viaggio qualunque:

— Finalmente morirò!

E sorrideva, più lunga del letto, cercando di convincere gli altri a sorridere. Ma la morte tardava. Allora ella si figurava di poter farla venire soltanto con il desiderio che ne aveva. Quando si ricordava di Marta, pensava:

— Lei vivrà ancora. Sono contenta che resti a vivere.

Era questa una specie di vendetta che si poteva prendere; come uno, arricchendo, dicesse: non sono io, ma l’altro che è povero. Sentiva, del resto, una grande dolcezza e una grande simpatia per le cose che vedeva e per le persone che l’andavano a visitare. L’aveva anche presa la smania di fare regali a tutti. Lo diceva sempre:

— A te darò il mio anello. Perchè me lo dovrei far mettere quando sarò morta? A te,