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Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/121

114 la matta


tese. Le era caduto dietro il collo il fazzoletto e aveva i capelli, già grigi, arraffati. Si capiva che per lei era un grande sforzo. Ma due ragazzi, fingendo di rincorrersi, uno le dette uno spintone e un altro le fece uscir di mano le stanghe.

Il carretto si fermò in fondo alla scesa, di traverso, ad una porta. Le frutta, già cadute, seguitarono a rimbalzare sino alla fine dell’altra scesa di Via delle Belle Arti.

Anche la Matta era caduta, ma si rialzò con un grido che non finiva mai. Pareva che gridasse anche con gli occhi spalancati. Poi si mise a piangere, ma così forte che tutti si affacciarono alle finestre. Da una cànova di vino escirono cinque o sei facchini con i bicchieri in mano.

Io guardavo le persone che s’erano fermate.

Tutti ridevano: un facchino, incitato da quelle risa, le avventò addosso il vino che gli era rimasto in fondo al bicchiere; e da tutte le parti le gridavano:

— Matta! Matta! Come farai a ritrovare la tua merce? È meglio che tu la lasci mangiare a chi è più svelto di te.