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Sperava ch’ella si volgesse a riferirmi la crudele risposta del fiore per combatterne la calunnia; ma l’allegra signora passò tosto ad un altro nome, e da quello ad un altro, senza pensarvi più che tanto; ed io odiai e maledissi tutti quelli di cui il fiore asseriva che amavano Fulvia molto, di cuore, alla follìa.

Che mi disse Vittoria in quel frattempo? Che le risposi? Si avvide della mia agitazione? Mi trovò crudele? O ridicolo? Non ne so nulla; non vi pensai punto. Dimenticai lei ed il mondo; rimasi solo col mio amore. Oh gioventù, gioventù!

Ed i giorni correvano veloci, ed io correva con loro a capo fitto in quella vertiginosa tempesta del cuore; dramma palpitante che si agita nell’intimo del nostro essere, celato al di fuori dalle frivolezze e dai sorrisi.

Fulvia teneva sulla tavola un albo, ed io vi avevo già scritto e riscritto il mio amore in versi ed in prosa. E tuttavia nè io credevo averglielo rivelato, nè ella averlo compreso. Perchè prima e dopo della mia parola che partiva dall’anima, erano altre parole che sa Iddio d’onde venissero. Tutti scrivevano su quell’albo, ed io lo presi in orrore.

Una sera vidi sulla sua tavola tra i fogli di musica, gli albums, i mazzolini di fiori, i libri, i lavori all’uncinetto, che l’ingombravano, un pezzettino di carta su cui, non so chi, aveva scritto parecchie