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rore nell’istante di cadere in deliquio. Esso mi strappò una domanda angosciosa:

«— Gualfardo! mi lasciate?... e tosto, sentendo la stranezza di quell’impeto, soggiunsi: Non restate a colazione con noi?

«— Non posso, mi rispose, senza neppure notare la mia agitazione. Sono due giorni che manco alle lezioni. Verrò questa sera.

«Due giorni! Gli porsi macchinalmente la mano, e salii le scale di corsa senza aver mente a rispondere una parola.

«Due giorni! Mio Dio! Quanto può aver scoperto in due giorni!

XXIX.

«Per tutti i vizi che la morale condanna, per tutte le colpe che la legge punisce, dovrebbe essere espiazione sufficiente la tortura morale che io soffersi quel giorno. Mi sentivo avvilita in faccia a Gualfardo; sentivo ch’egli aveva diritto di sprezzarmi, e ne piangevo con tutta l’amarezza del mio cuore. Pensavo:

«— Questa sera, o mi darà un bacio, come soleva