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Mi feci quel po’ di riputazione che ho, e la feci presto.

«Ora viene la storia dello spasimante ricco e nobile. Ce n’è sempre almeno uno nella storia delle donne di teatro, ed è sempre stato respinto. Soltanto, il mio, che era più ostinato degli altri, quando vide che non poteva giungere a me per le vie storte, prese quella retta del municipio, e mi domandò in moglie, a condizione che lascerei il teatro sposandolo. Risposi che lo sposerei a condizione di non lasciare il teatro. Egli si offese; se ne andò infuriato; non voleva più vedermi. Ma dopo una settimana tornò pentito, accettò le mie condizioni, e mi rinnovò la proposta. Gli domandai un giuramento che non mi farebbe lasciare il teatro, e giurò sul suo onore. Ci sposammo a Firenze.»

A questo punto del racconto mi si strinse il cuore.

— Siete maritata? esclamai dolorosamente rizzandomi in piedi.

— Abbiate un po’ di pazienza, rispose Vittoria prendendomi la mano ed obbligandomi a sedere di nuovo. State a sentire.

«Dopo la cerimonia mi disse che aveva combinato tutto in segreto pel viaggio di nozze, perchè contava di farmene una sorpresa. Mi condu-