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tornar subito, se non volevo che morisse di cruccio.
— Lacrime di vero cordoglio, di rimorso, di vergogna, mi bagnarono gli occhi, mi gonfiarono il cuore.
— La sera stessa lasciai quella donna malaugurata, e partii.
— Ma quella lettera era giunta da quattro giorni. Erano cinque giorni che Clelia l’aveva scritta, ed io giunsi a Milano dopo due altri giorni. Mio Dio! Cosa poteva essere accaduto in quel tempo?
— Quando sonai alla porta di Clelia il cuore mi batteva da spezzarmi il petto. La serva mi disse con amarezza:
«Ben presto l’avrà uccisa del tutto, sarà contento.
— Sentii che meritavo quel rimprovero, e la seguii senza risponderle a capo chino, cogli occhi gonfi di lacrime.
— Quando stavo per entrare nella camera di Clelia, Rosa mi disse ancora:
«Ed ora vorrebbe comparirle dinanzi così, come una bomba, per farla morire sul colpo? Il medico ha raccomandato di non darle emozioni.
— Mi fermai, ed essa entrò. Ma un minuto dopo udii una voce piena di dolore, d’amore, di pianto, esclamare: