Pagina:Torino e suoi dintorni.djvu/35


breve informazione storica 11

prendeva il territorio chieriese e gli altri vicini, e Savigliano col suo territorio. Sembra che a mezzogiorno ed a settentrione i fiumi Orco e Po la disgiungessero dai comitati di Ivrea e di Oirado.

La contea torinese e la marca d’Italia erano rette, nel secolo X, da una famiglia creduta di origine francese, ultimo della quale fu Odelrico Manfredi II, marchese di Torino, padre della celebre contessa Adelaide, cui era destinata la successione dello Stato paterno, la quale sposò, dopo il 1045 in terze nozze, sospinta da politica necessità, il principe Oddone di Savoia, figliuolo di Umberto Biancamano, onde la Casa di Savoia, pello splendido retaggio di quella principessa, estese i suoi dominii in questa bella parte d’Italia. Ma il possesso di Torino non ebbe tosto effetto.

Morta Adelaide, lo Stato essendosi sciolto in più parti, e Torino ordinata in comune fu, fin verso il 1130, governata da consoli; ma più tardi, abbassata l’autorità consolare, furono chiamati i podestà.

Dopo molte vicende civili e guerriere, si trova Amedeo III di Savoia, bisnipote della contessa Adelaide, e zio di Lodovico il giovane, re di Francia, col titolo di conte Torinese.

Molestata la città dalle armi imperiali, si rafforzò dapprima con alleanze di popoli subalpini; se non che avendo l’imperatore Federigo fatti grandi progressi in Lombardia, e volgendosi a sua devozione tutto il paese tra il Ticino e le Alpi, così fece anche Torino (1237), ma in seguito, scaduta la fortuna dell’imperatore, fu straziata essa pure da velenosi dissidii e dal furor delle parti. Dopo qualche anno d’indipendenza obbedì a Carlo d’Angiò, re di Sicilia; indi a Guglielmo VII, marchese di Monferrato, venne quietamente nelle mani di Tommaso III, ma per breve tempo.

Passata poscia sotto ai principi di Acaia, sorsero per essa giorni dolorosi di divisioni, di congiure, di ribellioni. Dopo la morte dell’ultimo principe d’Acaia (1418) era in Torino Amedeo VIII, il quale, pigliato il titolo di conte di Piemonte, ricevette dalla città, nella sala del Castello, il giuramento di fede. Da questo punto la storia di Torino è ormai quella de’ principi di Savoia. Deboli ed infelici furono i successori di Amedeo VIII.

Nel 1459, il supremo Consiglio di giustizia, che risiedeva a Pinerolo, venne trasferito a Torino, che da quel momento fu la vera capitale dello Stato e sede dell’università.

I duchi di Savoia, accostumati alle loro modeste residenze, prende-