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capo xvi. 335

nudo a domandar grazia, ed implorare pietà. Ristora questo tuo affamato mendico, accendi del fuoco del tuo amore la mia freddezza, e della luce della presenza tua rallumina la mia cecità. Volgimi in amarezza ogni terreno piacere; dammi che ogni gravezza ed avversità io porti in pazienza, e tutte le basse create cose dimentichi, ed abbia a vile. Solleva a te in cielo il mio cuore, e non lasciarmi andar vagando qui sulla terra. Tu solo d’ora innanzi mi sappi dolce infino ch’io viva; poichè tu solo la mia bevanda e ’l mio cibo, tu sei il mio amore e ’l mio gaudio, tu la mia dolcezza e tutto il mio bene.

3. Deh! fosse pure, che della tua presenza tu m’accendessi, consumassi, e trasmutassimi in te, in modo ch’io divenissi con te un solo spirito per grazia d’interna unione, e per istemperamento d’acceso amore. Non permettere che assettato e digiuno io parta da te; anzi adopera pietosamente con me, come soventi volte maravigliosamente co’ Santi tuoi fosti usato di fare. Che gran fatto sarebbe egli, ch’io divampassi tutto di te, e in me medesimo mi struggessi? essen-