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di fuga il male fattogli, se non perchè s’assicurino ch’egli è desso Giuseppe; e perchè veggano come ne riuscì bene a lui ed a loro, e perchè ringrazino Dio, diventando sempre migliori.


La cosa ben presto seppesi in corte; e tutti dicevano: «Sono venuti i fratelli di Giuseppe»: e il re ne fu lieto, e tutta la famiglia di lui. E disse a Giuseppe il re, che mandasse per il suo vecchio padre; che gli darebbe bella e amena campagna, da starci liberamente; e mandasse carri per menarne le donne e i bambini e facessero presto a venire. Perchè l’onesto re voleva bene a Giuseppe, e la contentezza di Giuseppe era come sua propria. Questi diede a’ fratelli il bisognevole per il viaggio; e li baciò e nell’accomiatarsi, con cura di padre disse; «Badate di non vi bisticciare in cammino».


Si partirono d’Egitto, e vennero in terra di Canaan, e trovarono Giacobbe il padre, e gli dissero: «Giuseppe, il vostro figliuolo, è vivo, e ha potestà grande in terra d’Egitto». A questa novella Giacobbe parve com’uomo che si destasse da sonno lungo; e non sapeva credere. Ma eglino gli narrarono per l’appunto come andate le cose; e gli confessarono con coraggioso pentimento l’indegna cosa che avevano un giorno fatta contro Giuseppe. E quando Giacobbe vide le carrette e i carri da Giuseppe mandati, e i regali per lui; si sentì risorgere a nuova vita, e disse: «Quando Giuseppe, il mio figliuolo, è vivo, mi basta. Anderò, sì, prima di morire, lo vedrò, il mio figliuolo».