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fu giunto a’ fratelli, salutatili appena, gli si avventano, lo spogliano della lunga veste fattagli dal padre; e lo calarono in una vecchia cisterna ch’era senz’acqua, abbandonandolo alla pioggia, al vento, alle fiere, alla fame. Forse taluno di loro sentivano rimorso in cuore di quella crudeltà; ma temevano l’un dello altro, e si vergognavano d’essere pietosi. Lasciatolo là in quel fondo (e chi sa con che parole avrà chiesto misericordia, e domandato perchè gli facessero così, e nominato il vecchio padre; e essi si saranno forse inviperiti a quel nome? Chi sa come lo stupore gli avrà tolte le parole, e egli guardatoli in viso, e cercato negli occhi loro il perchè; e poi avrà domandato pietà; chi sa da quel fondo che voci avrà messo intanto che loro si allontanavano senza rispondere?), lasciatolo, dico, in quel fondo, si sedettero in giro a mangiare, come se nulla fosse.


E mentre mangiavano, veggono de’ viandanti venire da Galaad, con cammelli, che portavano resina odorosa e altre spezie in Egitto. Disse Giuda agli altri fratelli: «Che ci giova egli se noi lo facciamo morire, ancorchè si tenga nascosto il sangue sparso. Meglio è venderlo a questi mercanti, e che così non si macchino le mani nostre. Egli è nostro fratello, è sangue nostro». Così disse Giuda. Ma non solo il sangue macchia le mani dell’uomo: può anche il danaro macchiarle; che, quando non sia bene acquistato, tinge talvolta come sangue. Gli altri fratelli ascoltarono la parola di Giuda; e andarono e trassero dalla cisterna Giuseppe: e mentr’egli sperava che impietositi lo riconducessero al padre, e cercava negli occhi loro