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PIETRO METASTASIO

257 (Alla Fortuna)
C
HE speri, instabil Dea, di sassi e spine

Ingombrando a’ miei passi ogni sentiero?
               Ch’io tremi forse a un guardo tuo severo?
               4Ch’io sudi forse a imprigionarti il crine?
          Serba queste minacce alle meschine
               Alme soggette al tuo fallace impero,
               Ch’io saprei, se cadesse il mondo intero,
               8Intrepido aspettar le sue rovine.
          Non son nuove per me queste contese:
               Pugnammo, il sai, gran tempo, e più valente
               11Con agitarmi il tuo furor mi rese.
          Chè dalla ruota e dal martel cadente
               Mentre soffre l’acciar colpi ed offese,
               14E più fino diventa e più lucente.


GIULIANO CASSIANI

258 (Il Ratto di Proserpina)
1712-†1778
D
IÈ un alto strido, gittò i fiori, e vôlta

All’improvvisa mano che la cinse,
               Tutta in sè, per la tema onde fu côlta,
               4La siciliana vergine si strinse.
          Il nero Dio la calda bocca involta
               D’ispido pelo a ingordo bacio spinse,
               E di Stigia fuliggin con la folta
               8Barba l’eburnea gota e il sen le tinse.
          Ella, già in braccio al rapitor, puntello
               Fea d’una mano al duro orribil mento,
               11Dell’altra agli occhi paurosi un velo.
          Ma già il carro la porta; e intanto il cielo
               Ferían d’un rumor cupo il rio flagello,
               14Le ferree ruote e il femminil lamento.

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