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il filosofo teofrasto

su appunti di lezioni che Aristotele aveva tenuto sul medesimo argomento. È vero, del resto, che sull’esempio di Aristotele Teofrasto ha scritto tre libri sull’amicizia, ed è vero altresì che Aristotele per primo in vari luoghi dell’«Etica Nicomachea», soprattutto nel quarto libro, aveva esaminato le virtù etiche e i loro contrari, e studiato le finalità morali entro i termini della natura umana e delle sue tendenze, concludendone che la virù consiste in una equilibrata medietà, la quale dista egualmente dall’eccesso e dal difetto, che ne sono perciò gli estremi razionali. Virtú «etiche» e non già virtú «dianoetiche», appunto perché l’uomo non è soltanto ragione ma è soprattutto sentimento e passione, è una creatura aderente alla realtà e vibrante di affetti e inclinazioni: e dunque della condizione comune degli uomini Aristotele s’interessò nell’«Etica» dedicata a Nicomaco, laddove nell’altra indirizzata ad Eudémo trattava della virtus propriamente detta. Ma è verissimo anche che gli studiosi del pensiero di Teofrasto, e segnatamente quelli che si sono occupati della composizione dei «Caratteri», hanno trascurato di mettere in evidenza un passo di Stobeo dal quale risulta che Teofrasto dette particolar valore alla medietas, o mediocritas che dir si voglia, e ch’egli per primo se ne avvalse ai fini dell’etica descrittiva.

Avremo modo di citare piú innanzi la testimonianza di Stobeo che in parte è suffragata anche da quel che Cicerone scrive in genere sui Peripatetici, nel capitolo decimo del terzo libro delle «Disputazioni tusculane», a proposito del malum mediocre. Qui, per intanto, gioverà avvertire che l’etica propriamente detta aveva fatto progressi notevoli già con Aristotele, e che per appunto Aristotele penetrando nell’animo umano aveva per così dire dissezionato le sue passioni e analizzato i motivi più astratti delle sue azioni. I dodici schemi ch’egli propone delle virtú, corrispondenti rispettivamente ai ventiquattro estremi razionali dell’eccesso e del difetto, sono chiariti da definizioni che riscuotono tuttora il nostro consenso e appaiono mirabilmente precise non soltanto per la loro giustezza ma soprattutto per la sagace freschezza che le distingue. E bisogna pur convenire che Teofrasto dovesse reputarle realistiche, se è vero che egli prediligeva una cosiffatta


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