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Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/75


aveva paura, e lo invadeva un bisogno affannoso di muoversi, uno spasimo, un'ansia, il presenti mento confuso di un pericolo che lo sovrastava e che egli non avrebbe potuto, nemmeno voluto combattere. La persona diventava sempre più greve, il pensiero sempre più vigile. Le foglie del canneto ebbero un fruscio leggero. Forse una bestia s'insinuava tra le canne, strisciando cauta verso di lui. I capelli si rizzarono sulla fronte di Germano.

Egli volle gridare, ma dalla gola appena un rantolo uscì. E il canneto aveva un fruscio sem pre più frequente, sempre più prossimo. Un odore indistinto di cosa viva giungeva alle nari di Germano, un odore acuto che egli non cono sceva, ma che gli faceva aggricciare la pelle di tutto il corpo. Il canneto si aprì vicino a lui col rumore dell'acqua agitata da due robuste brac cia natanti, e nel calore dell'aria, corse vicino al viso del giovane il calore più intenso dell'alito uscente da un petto, di cui egli udiva il respiro. Germano soffriva orribilmente e aveva paura paz zamente. Era desto oramai. Sapeva, sentiva di avere qualcuno presso di sè, e non poteva muo versi, non poteva urlare.

Uno sfioramento quasi impercettibile sopra l'a vambraccio nudo, un tocco lieve come di bestia, che tenti la pelle col velluto della zampa prima di conficcare le unghie nella carne, ruppe il le targo di Germano, il quale balzò in piedi, riu scendo finalmente a cacciar fuori dalla gola il grido che lo soffocava.

— Signor Germano, perchè grida così? — disse Balbina, guardandolo fisso coi chiari occhi a fior di testa e sorridendo di un risolino canzonatore.