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Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/61


Una visione di gioie senza fine e senza misura dovette balenare davanti alla fantasia dell'inna morato, perchè gli occhi di lui sfavillarono, come se un tesoro inestimabile di gemme si accumu lasse davanti a' suoi sguardi, procurandogli la vertigine, nell'iridescente fulgore della loro luce.

--- E dopo? — ella chiese pian piano, strin gendosi a lui timorosa.

— Quando dopo? — egli domandò alla sua volta, ardendo in tutte le vene per il fragrante contatto.

— Quando saremo sposati — disse Flora, parlando assorta, quasi nel sogno.

·-- Ebbene? Quando saremo sposati?... — ri petè Germano, stringendo nelle labbra una ciocca svolazzante dei capelli di lei.

— Cosa faremo?... --- ella domandò, presa da una specie di torpore che le rendeva grevi le membra.

— Saremo felici — egli rispose. — Oh! troppo felici! — la giovanetta bal bettò, intrecciando le mani e gettando il capo aU'indietro. Poscia si alzò, rimase ferma in piedi, aprendo un poco le braccia, come a cercare 1' equi librio. — Mi gira la testa — ella disse, ridendo, ma con lo sguardo velato di sgomento; e, nel ve dere che Germano faceva l'atto di volerla sorreggere, lo respinse vivamente e interrogò con voce decisa: — Sono già le undici? — Mancano pochi minuti — Germano rispose, facendo scattare il coperchio dell'orologio d'oro a doppia calotta.