Apri il menu principale

Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/380


Rideva, a denti stretti, fra sè e provava una gioia cattiva all'idea dello scompiglio di quella gente fra poche ore. Strisciando con cautela lungo il muro, accioc ché Anna Maria, dalla cucina, situata in fondo al corridoio, non potesse scorgere l'ombra di lei sulla parete, Flora arrivò alla porta di casa, l'a prì, la richiuse, senza fare il menomo rumore, e si trovò sul pianerottolo, mentre le giungeva al l'orecchio la voce di Balbina, la quale gridava tombola trionfalmente.

Flora si sentiva allegra e leggera,-in una esal tazione inebbriante di tutte le sue facoltà.

Anche dal portinaio si faceva baldoria, ed ella, passando, udì la voce di Penelope, gridare con esplosione:

— Ho fatto tombola! L'allegria di Flora aumentò. Benissimo! Dal momento che tutti facevano tombola, voleva fare tombola anche lei. Era giusto. Prima di varcare il portone guardò l'orologio. Le sfere del piccolo quadrante segnavano le nove e tre minuti. Appena in istrada, barcollò un momento e do vette appoggiarsi al muro. Il freddo era tanto acuto che la stordiva, ser randola alla gola; ma l'alcool che le metteva il sangue in combustione, e i nervi tesi straordi nariamente, le trasfusero vigore, ond'ella scom parve, di corsa, dalla parte di via San Basilio. Aveva fretta di arrivare ed era per lei un tri pudio ubbidire alla forza ignota che la sospingeva. Roma, per il freddo eccezionale e per la con suetudine che riserba le feste natalizie alla dol cezza dei ritrovi familiari, appariva deserta quale