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Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/379


Il cavaliere, dopo avere illuminata la stanza con la luce elettrica, si diresse a un cofano, dove ser bava la sua provvista di sigari di Avana.

Flora, a cui egli volgeva il dorso, ne seguiva ogni moto con occhi spalancati e vedeva la faccia di lui, turgida e rossa, nel grande specchio ap poggiato sul cassettone.

Giorgio si mosse per uscire, e Flora chiuse gli occhi, volendo lasciar supporre di essere addor mentata.

E questo suppose Giorgio; questo disse agli altri con iroso disprezzo.

Sua moglie dormiva, poteva dormire dopo aver gli per sempre avvelenata 1'esistenza!

Adriana interloquì, in difesa di sua figlia, os servando che gl'incoscienti vanno compatiti!

Flora rimase alcun tempo immobile, a seguire ogni rumore partente dal salotto. Udì le seggiole muoversi, udì Anna Maria andare e venire per l'angusto corridoio, e comprese, finalmente, che tutti sedevano di nuovo intorno alla tavola per giuocare a tombola.

Scese dal letto determinatamente, aprì una credenzina contenente medicinali di pronto soccorso, scelse la bottiglia del cognac, cui attaccò la bocca, bevendo il liquore a lunghi sorsi; poi si avvicinò allo specchio, si accomodò il cappello, si allacciò la giacca, ed agendo sicura e pacata, sotto l'im pero della sua lucida pazzia, inchiavò, per di den tro, la porta comunicante col corridoio, uscì pian piano, dall'altra porta, per cui si accedeva diret tamente neH'anticamera, e chiusa anche questa dal di fuori, ne tolse la chiave. Voleva così acqui star tempo, nel caso l'avessero cercata troppo presto.