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Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/376


giacca, ne cappello. I denti le battevano con vio lenza e tremava tutta come fronda scossa dal vento, mentre nell'interno dello stomaco sentiva un bruciore scottante, quasi di vampa che salisse a inaridirle la gola e ad essicarle il palato. Vo leva acquistare dominio di sè per meditare fred damente, ma intanto le idee guizzavano turbinose pei entro il caos del suo cervello, senza lasciarsi fissare. Appena un pensiero era iniziato, esso ri maneva disperso da altri pensieri, che si sparpa gliavano subito a lembi, per addensarsi in grande massa nebbiosa, dove peraltro un punto si faceva sempre più consistente. A ben discerner quel punto convergevano le sue forze, intuendo che esso era. il centro di attrazione, intorno a cui le altre idee avrebbero finito col raggrupparsi. Ciò avveniva indipendentemente dalla sua volontà e le procurava un misto di gioia e terrore. Si rassegnò ad attendere che il proposito si determinasse in lei e alzò gli occhi a contemplare il cielo.

L'azzurro intensamente cupo era disseminato da miriadi di stelle, alcune più vicine e incoro nate di raggi, altre remote, quasi inaccessibili: ma da tutto quello scintillìo non le pioveva al cuore nessun lenimento.

Le stelle sembravano di acciaio sullo sfondo del freddo cielo e somigliavano ad occhi di per sone crudeli che, nascoste nel manto della notte, si divertissero a contemplar le sue pene.

Ella ebbe un breve riso di scherno, a sfida degl'innumeri occhi malvagi, e il riso suonò stri dulo nel silenzio buio della stanza. Si volse con un sussulto.

Chi rideva dietro le sue spalle?