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Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/367


alla stretta di lui, che non l'ascoltava nemmeno, reso cieco e sordo da un ritorno violento di pas sione tutta sensuale.

Non parlavano più. Si udiva l'ansare irregolare dei respiri nella lotta. Egli, nerboruto, l'afferrava con violenza; ella, minuta e fragile, si divincolava con agilità. Germano pervenne a imprigionarle i polsi in una delle sue mani e, nonostante gli sforzi inau diti di lei, la tenne salda, la strinse con l'altra mano alla nuca, avanzando il viso per baciarla.

Si trovavano presso la finestra, e Flora nel fissare con occhi di terrore il volto di Germano, credette vedere quello di una nemesi. I capelli neri gli cadevano scomposti sulla fronte, le tem pie erano turgide, le pupille vermiglie, le labbra tumide mormoravano parole incoerenti di pre ghiera e minaccia, e su tutta la fisonomia di lui stava diffusa una espressione di stupidita feroce, che la nauseò, spaventandola.

E quello era Germano? E quello era l'amore? Cacciò un urlo; il Rosemberg, richiamato in sè dalla paura di uno scandalo, lasciò la presa, ed ella fuggi, aprì a tentoni la porta, si precipitò per le scale e non si arrestò che sulla strada, a riprender fiato. Giorgio, Penelope, le mille lire, i francobolli, tutto era travolto. Ella provava uno spasimo unico, ma insosteni bile. Vedeva fango da ogni parte e il coraggio di vivere le veniva meno. Il fango saliva intorno a lei denso e fetido, la circondava, la soffocava ed ella aveva fretta di sommergervisi interamente per non vedere e non udire più nulla.