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Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/355


meno si desiderano e meno si aspettano. Fece il gesto di accarezzarle il volto; Flora si scostò con impeto e si calò sul viso scomposto la veletta che teneva rialzata.

Il Rosemberg tentò di placarla, volgendo la cosa in ischerzo, mentre ella restava immota, nel centro del portico, cogli occhi sbarrati e le labbra sdegnosamente contratte.

Germano, desolato in modo sincero per la col lera di lei, volle dare alla propria fisonomia una espressione di pentimento e di rammarico; ma il ridicolo della situazione fu più forte di ogni suo proposito, ed egli ruppe, irresistibilmente, in uno scoppio di riso interminabile.

Flora si era dirizzata lentamente, sotto la sferza di quella ilarità, e rigida, muta, in nna compostezza di statua, si avviò per la rampa della scala, senza muover le labbra, nè batter ciglio.

Il Rosemberg la seguiva con docilità, ridendo ancora un poco, ma sforzandosi di mostrarsi an che lui desolato, per rialzare il morale della sua povera Flora.

Sarebbe stato per lui così facile, così piacevole vivere tutti assieme di amore e d'accordo! Baibina da una parte a circondarlo di cure e Flora dall'altra a colmarlo di moine!

Si avvicinò e le disse umile: — Andiamo, Flora, non tenermi più il bron cio! Sii ragionevole. Balbina è mia moglie, dopo tutto! Flora, coll'occhio fisso davanti a sè, cammi nava in fretta, pallida e irrevocabile. Pareva che le preghiere di lui non le giungessero all'orec chio, tale era la sua completa impassibilità.