Apri il menu principale

Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/348


con faccia tumida di livore, udiva le parole sue di esecrazione, e Giorgio le appariva formidabile quale un arcangelo dell'Apocalisse, ed i suoi punti interrogativi le guizzavano davanti agli occhi, quali spade fiammeggianti in mezzo al fragore dell'eterno giudizio. Poi si presentava Anna Maria, che aveva scrupolosamente consegnate le quote e che ignorava l'imbroglio delle duecento lire prese in più; in ultimo veniva Renato, che l'a vrebbe rinnegata spietatamente, se ella avesse pensato di accusarlo di complicità.

Al paragone di tutto ciò la morte le sembrava dolce.

— No, Penelope — ella disse, con le gote di ventate smorte e gli occhi smarriti. — Tu non farai questo. Io troverò il mezzo di pagarti, anzi ti darò anche più di quanto ti devo; ma tu non farai questo. Sarei capace di commettere una pazzia.

— Di pazzie se ne commettono tante --· rispose Penelope con riso ambiguo, e promise con parole vaghe, di pazientare ancora, ripetendo peraltro, a più riprese, che se la cifra del debito saliva, la colpa non era sua.

Flora usci rassicurata, già immemore, incurante degli enormi interessi che si accumulavano, non volendo e non potendo più fare a meno di pos sedere all'insaputa altrui piccole somme che le servivano per le vetture, per i fiori, per i dolci, per la sua corrispondenza con Germano.

Oltre a ciò, Renato, il quale dopo avere presa la laurea viveva a spese della famiglia, si rivol geva continuamente a lei per danaro, prometten dole di restituire tutto, anche le trecento lire dello scorso anno, appena avesse concluso un af-