Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/169


languido, dalla parte della figliuola per accettare distrattamente il bacio che questa le deponeva sopra la gota.

— Vuole che io l'aiuti a spogliarsi, signorina? — domandò la cameriera, desiderosa di attaccare discorso con la giovanetta per conoscere fino a qual punto ella fosse edotta della situazione di sua madre.

— No, no, grazie — rispose Flora vivamente, e appena Camilla fu uscita, chiuse la porta a dop pia mandata e respirò a lungo, simile a chi ri conosca il sapore dell'aria pura, dopo essere ri masto per molte ore imprigionato entro un am biente infetto.

Gettò con impeto lungi da sè il cappello e la mantellina, si tolse affannosa il vestito color nocciuola e le parve di avere riacquistato una parte di sè stessa quando si vide con l'umile sot toveste e il povero copribusto indossati la mat tina precedente nella casa bianca.

Rimaneva in piedi, nel mezzo della stanza, con l'esile persona protesa in avanti, con le braccia strette sul petto, i piedi frementi, l'occhio aperto e fisso, nell'atteggiamento di una cerbiatta, che abbia superati boschi e valicati torrenti per Sfug gire alla muta inseguitrice e che, facendo final mente sosta fra densi cespugli, si tenga pronta a ripigliare la corsa al menomo stormir delle fronde.

Tra i sentimenti confusi che le gonfiavano il cuore, predominante era quello della paura; una paura strana per qualchecosa d'ignoto e di ter ribile che avveniva intorno a lei e di cui ella provava il terrore nel brivido delle sue carni, senza pervenire a rintracciarne la causa.