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obbligando la folla a ripiegarsi sopra di sè. Flora guardò inebetita un vecchione alto, dalla bianca barba fluente, dall'aspetto grave e rispet tabile, che precedeva la comitiva, soffiando in stancabilmente entro una lunga tromba a vivaci colori e traendo suoni laceranti, simili in tutto ai gridi di una bestia sgozzata. Uomini attempati, signore vestite di seta, giovinette dal viso timido e dolce, sembravano invasi da follia.

Un tipo curiosissimo, dai baffi spioventi e le gote scarne, batteva tardo, con una bacchetta, sopra un pezzo di latta, e si sarebbe detto che egli accompagnasse un funerale, tanto il suo volto era lugubre e tanto affranta la sua andatura.

Passata appena la strana comitiva, un gruppo di giovinastri avvolse Flora, facendole ronda in torno e travolgendola nei vortici di una ridda infernale.

A Gualterio cadde in terra il cappello e, men tre egli si chinava rapido per raccoglierlo, Flora gli venne strappata dal braccio e trascinata lon tano dalla furia impulsiva di quei forsennati. La fanciulla, presa da stordimento, chiuse gli occhi e si sentì trasportare come una piuma. Due squilli acutissimi, che le risuonarono proprio den tro le orecchie, le infusero energia di svincolarsi e di gridare. La turba scomposta ebbe un altro giro ancora, poi si raggruppò e si disperse, in ghiottita dall'ampio ondeggiare delle teste.

Il Gualterio le era accanto di nuovo e l'aveva afferrata già per il braccio.

— Non mi scappi cosi — disse egli arrab biato. — Credevo di non trovarla più.

— Voglio andar via, mi conduca via — bal bettava Flora, vinta dal panico.