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a processo l’onorevole fornaio Tenariasbikeloz: adducevano a pretesto il diritto che egli aveva di appropriarsi quei pani che aveva chiesti, e che gli erano stati rifiutati; e citavano non so qual articolo di legge, nel quale era detto che ogni cittadino resosi, per qualsifosse ragione, impotente al lavoro, poteva esigere il mantenimento gratuito a spesa dei privati ricchi e dello Stato.

Io non so come giungessi a sedare quel tumulto. La fermezza del mio contegno e quella de’ miei ministri — sento il dovere di rendere loro questa giustizia — riuscirono a poco a poco a ristabilire un po’ d’ordine nella adunanza.

La minaccia di far sgombrare la sala da un mezzo pelottone di Denti neri ottenne il suo effetto.

Quando la calma fu ristabilita, ordinai che si facesse avanzare il secondo colpevole.

Era il direttore del giornale. Il Giudizio Universale (il giornale ufficiale di Potikoros) accusato di aver recato il disonore in una onesta famiglia con alcune taccie infamanti, destituite d’ogni verità.

L’onorevole direttore parevami una persona seria e meritevole d’ogni riguardo, oltre di che io mi trovava in certo qual modo legato a lui da una vecchia intimità di famiglia, e sentiva il dovere di difenderlo e di pronunciare per esso una sentenza assai mite.

— Ove è il gerente? io chiesi: se l’accusato non è direttore responsabile, si conduca qui il gerente e si lasci libero il giornalista.