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E consideratela ora meco.

Guardatela bene, guardatela attentamente, spassionatamente, fissi!

E così, che ne dite?

Quella linea che si curva e s’inforca — quelle delle due punte che vi guardano immobili, che si guardano immobili — quelle delle due lineette che ne troncano inesorabilmente, terribilmente le cime — quell’arco inferiore, sul quale la lettera oscilla e si dondola sogghignando — e nell’interno quel nero, quel vuoto, quell’orribile vuoto che si affaccia dall’apertura delle due aste, e si ricongiunge e si perde nell’infinità dello spazio....

Ma ciò è ancor nulla. Coraggio!

Raddoppiate la vostra potenza d’intuizione; gettatevi uno sguardo più indagatore.

Partite da una delle due punte, seguite la curva esterna, discendete, avvicinatevi all’arco, passatevi sotto, risalite, raggiungete la punta opposta....

Che cosa avete veduto?

Attendete!

Compite adesso un viaggio a rovescio. Discendete lungo le linea interna — discendetevi con coraggio, con energia —