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duto mai un gruppo così stupendo, un quadro d’amore più spirituale e più puro.

I due amanti si riscossero allo stridere che fece l’uscio nell’aprirsi — essi erano soli nella sala.

— Guarda, Silvia, disse dolcemente la vecchia tenendomi per mano, guarda chi ci ha ricondotto tuo cugino.

E rivolgendosi allo sconosciuto ed a me, pronunciò prima il mio nome, poi quello del giovine che disse essere il barone di Saternez nativo di Pilsen in Boemia.

Ci inchinammo scambievolmente. Egli mi guardò con uno sguardo sì dolce che io gli porsi la mia mano quasi senza avvertirlo.

Scambiate alcune parole, la vecchia, forse per lasciar soli i due giovani, mi trasse presso di sè in un angolo opposto della stanza.

— Che ve ne pare di mio genero? mi chiese ella. E continuò senza aspettare la mia risposta: — un giovine a dovere, sapete, un giovine ricco come il mare; se vedeste i regali che ha fatto alla Silvia!... E poi, di che famiglia! Baroni, e dei più illustri di Boemia. Egli ha dovuto emigrare per affari di politica, credo che volesse far annettere la Boemia al granducato di Sas-