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questa terribile parola, io devo.... morire; lo sento bene in me stessa, e ne ho un presagio insistente e sicuro.

— Ah! no, no, voi non morrete, gridò Marianna abbracciandola e stringendola al suo seno; voi non dovete morire, è impossibile, è impossibile. Oh, io pregherò tanto il Signore per voi, che non potrò a meno di essere esaudita. Dio mio, Dio mio, aggiunse la fanciulla coprendosi il viso colle mani, cacciate da me, cacciate da lei questo pensiero!

— Non vi affliggete, disse Paolina dolcemente, non ingigantite coll’immaginazione i nostri mali; il morire non è quella gran cosa che voi credete; io mi vi sono già preparata in questi giorni, e se non fosse pel pensiero di voi e di quel poveretto, credo che accetterei quasi con gioia questo destino. Sentite, ho avuto l’altra notte un sogno che mi fa credere alla verità del mio presagio. Vi ricordate di quei fiori gialli di tussilaggine che lasciano nel cadere un globo di pistilli bianchi, fini e leggieri come una piuma, e che i fanciulli sogliono interrogare distaccandoli con un soffio dal loro gambo? Ebbene io stavo raccogliendone non so più dove, ma in luogo melanconico e deserto: mia madre, ch’io non conobbi, era con me; interrogane uno, essa mi disse, quanti sono i pistilli che non si distaccheranno altrettanti saranno ancora i giorni della tua vita. Io raccolsi il più bello, lo avvicinai alle labbra, vi spinsi un filo debolissimo di fiato, un filo così leggiero, che un bambino non avrebbe avuto l’alito più delicato, e tuttavia lo credereste? Quei pistilli si distaccarono quasi tutti, e non ne rimasero che undici sul loro gambo. Se io devo credere ai sogni, voi vedete che i giorni della mia vita sono numerati.