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loro malgrado, poi annichilite nel trivio; la cui generosa natura fu trattenuta, spenta nel suo sviluppo, come il fiore inaridito dal gelo nella sua gemma. Nove decimi dell’umanità vivono e muoiono vittime dei bisogni che la società ha creato all’individuo, e nello sforzo di soddisfarli si compendia tutto intero il sentimento della vita, spenta talora a mezzo in questa lotta sanguinosa e mortale. — L’altra parte fruisce dei vantaggi innumerevoli che le concede questa predilezione della società, e valendosi della supremazia della ricchezza sull’uomo povero, e potendo esercitare senza ostacoli le sue passioni, e appagare senza dolore i suoi bisogni, si smarrisce nella via dell’egoismo e del godimento, e devia tutte le sue facoltà dal loro scopo retto e naturale.

Di qui quella turba di viziosi illustri che aspirano manifestamente alla celebrità del libertinaggio e dell’infamia colla prostituzione delle loro coscienze, e collo sciopero del danaro accumulato delle classi povere: esseri che sembrano voler uscire illibati della sozzura, sempre sorridenti in mezzo alle lacrime che fanno versare, stranamente gelosi del loro onore contaminato, assassini omeopatici della felicità delle famiglie, che gli uomini semplici additano col nome appena non ambito, e quasi lusinghiero di dissoluti.

A questa categoria apparteneva il marchese di B., e non ne lo toglievano l’età avanzata e il fatuo prestigio del suo nome. Non accenneremo alla sua coscienza; ne aveva egli udito le voci? Aveva egli mai pensato quanti affetti avesse delusi, quanti fiori avvizziti, quanti vincoli d’amore spezzati, quante vite morali spente o sovvertite? Strana potenza della