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capitolo xv. 163

Camacura alla provincia di Jamato, e per lo spazio di otto anni non ho potuto salutar di presenza i miei genitori, come potrei non desiderare di rivederli? Ma a tali strette mi sono trovata questa sera, che la mia salute ne ha sofferto insanabilmente. Ora, mentre io sento che la morte s’impossessa di me, venite pure ad accrescermi i tormenti dell’agonia col dipingermi a vivi colori la tenerezza di una madre che io forse non potrò più riabbracciare, copritemi pure di obbrobri, martirizzatemi pure; ma non mi dite che ho scordato mia madre: sareste troppo crudele!»

Stringendosi al seno amorosamente la lettera, mandò un sospiro di tale accoramento, che anche l’anima parve si fosse partita con quello.