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LIBRO PRIMO 19

strali; tanti d’amici; tante armate, regni, vassalli, tributi, rendite, spese, donativi, tutto di mano di Augusto; aggiuntovi suo consiglio (per tema, o invidia) che maggior imperio non si cercasse.

XII. Or qui chinandosi insino in terra i Padri a scongiurar Tiberio, gli venne detto, che a tutta la repubblica non era sufficiente; ma una parte1, qual volessero, ne reggerebbe. „E qual parte, (disse Asinio Gallo)„ ne vorrestù?„ A tale non aspettata domanda stordì; poi rinvenutosi rispose: „Non convenire alla modestia sua scorre o rifiutare alcuna parte, del cui tutto vorrebbe più tosto scusarsi.„ Gallo vedutol tinto, replicò: „Aver detto qual parte, non per fargli dividere quello che non si può, ma confessare che la repubblica è un sol corpo, e la dee reggere un sol animo„. Entrò nelle laudi d’Augusto, e contò a Tiberio stesso le sue vittorie, e le sue valentie di tanti anni in toga. Nè per tanto il placò, chè l’odiava di già, come di concetti più che cittadineschi; per moglie avendo Vipsania, stata prima di Tiberio e figliuola d’Agrippa, e ritenendo l'alterigia di Pollione suo padre.

XIII. Dietro a costui L. Arunzio quasi altresì disse e offese Tiberio, benché seco non avesse ruggine prima; ma come ricco, scienziato e rinomato, ne sospettava, e per avere Augusto negli ultimi ragionamenti de’ successori discorso, che Manio Lepido sarebbe capace, ma non curante: Asinio Gallo avido, ma non da tanto: Lucio Arunzio il caso, e ardito

  1. Altri dicono che Tiberio aveva già fatto del governo tre parti. Italia, eserciti, vassalli: e rispose: Se io ho fatto le parti, come posso pigliare?