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130 DEGLI ANNALI

pitani adunque sopra gli omeri portavan le ceneri con le insegne lorde innanzi e i fasci capovolti. La plebe delle colonie, onde passavano, era a bruno; i cavalieri in gramaglie: ardevano, secondo il potere, veste, profumi, con altre solennità de’ mortori. Dalle terre ancor fuor del cammino venieno le genti ad incontrare, a far sacrifici a quell’anima, a mostrare con pianti e strida il dolore. Druso con Claudio fratello, e i figliuoli, che in Roma erano di Germanico, vennero sino a Terracina. Marco Valerio e Marco Aurelio, nuovi consoli, il senato, e gran parte del popolo, tutti in bulima, calcaron la strada, e piagnevano, non ostante l’allegrezza di Tiberio mal celata, a tutti nota, della morte di Germanico, non potendola adulare.

III. Egli e Augusta non uscir fuori per fuggire in pubblico i piagnistei disdicevoli a maestà, e fare scorgere a tutti gli occhi nei lor visi la loro allegrezza. Annale non trovo, nè giornale, che dica se Antonia sua madre ci fece atto notabile alcuno; e pure, oltre ad Agrippina e Druso e Claudio, veggo nominati gli altri congiunti; forse era malata, o non le patì l’animo vedere con gli occhi il suo gran male. Credo io che Tiberio e Augusta la tenessero in casa, per mostrare esservisi madre avola e zio serrati per pari dolore.

IV. Il dì che le ceneri si riponevano nel sepolcro d’Augusto, pareva Roma, ora per lo silenzio una spelonca, ora per lo pianto un inferno. Correvano le vie: ardeva Campo Marzio pieno di doppieri; quivi soldati armati, magistrati senza insegne, popolo per le sue tribù gridavano: Esser la repubblica sprofon-