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179 ATTO VANNUCCI - DISCORSO SU TACITO

dotte e lodevoli considerazioni. Lavori consimili si fecero anche a Bologna, a Genova, a Milano, a Venezia, e l’uso incominciato di prendere le scritture di Tacito ad argomento di meditazioni politiche trovava seguaci in ogni parte d’Italia.

Nei tempi appresso si continuò dagl’Italiani a studiare profondamente il grande storico, e la nostra lingua fu messa spesso e felicemente alla prova per renderne con forza e con eleganza i grandi concetti.

In questo studio anche i Tedeschi non rimasero indietro. In Germania il genio di Tacito fu tenuto in pregio e onore. Le opere di lui furono commentate e tradotte, esercitarono i critici e dettero argomento alle più alte questioni della morale e della politica. E ben era ragione che i Germani ammirassero Tacito, perchè a lui specialmente dovevasi se sapevano qualche cosa dei loro antichissimi padri. Nel libro della Germania trovavano la storia delle loro istituzioni e dei loro costumi: di più col tornare a vita i primi cinque libri degli Annali essi videro risorgere il loro eroe più famoso, e sentirono rivelarsi le glorie più splendide della antica nazione. La memoria di Arminio era perita coi canti in cui i popoli maravigliati ne celebraron le geste. Ora Tacito lo faceva risorgere in tutta la sua stupenda grandezza, lo esaltava sopra ogni altro eroe e gli dava la gloria di liberatore di Germania e di combattitore felice contro la potenza dell’impero romano nei suoi più splendidi giorni. Quindi tutti gli amatori della libertà nazionale si volsero ad esso con grande affetto di cuore e con culto di lodi magnifiche.

L’uomo che fra gli antichi levò più rumore pei suoi studi su Tacito nacque tra i Belgi verso la metà del secolo XVI e si chiamò Giusto Lipsio. Era un grande eru-