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173 ATTO VANNUCCI - DISCORSO SU TACITO

derna barbarie, non poteva non desiderarsi ardentemenie la scoperta di Tacito. E quindi si ricercò per ogni dove. Angiolo Arcambaldo corse l’Alemagna, frugò tutti i conventi, e alla fine nell’Abbadia di Corwey in Vestfalia scoprì un manoscritto contenente i primi cinque libri degli annali che si credevano perduti. Trovato questo tesoro corse subito a Roma e presentò il manoscritto a Papa Leone X, il quale ne fece gran festa e dopo aver largamente ricompensato il felice scopritore, e dette molte lodi sulla gravità dello storico e sulla bellezza dell’opera, incaricò il suo segretario Filippo Beroaldo di rivedere il testo di Tacito e di riunire in una sola edizione le cose nuovamente scoperte e quelle già conosciute e stampate. Gli dava questa commissione con un breve del 14 novembre 1514: nel quale, per impedire che le opere di Tacito non fossero per imperizia o negligenza sfigurate e guastate nelle edizioni posteriori, si proibiva per dieci anni di ristamparle e di venderle senza il permesso dell’editore. A chi non avesse rispettato il divieto minacciava la scomunica e un’ammenda di ducento scudi se fosse suddito pontificio. E perchè il Beroaldo potesse al bisogno trovare favore e protezione per reprimere l’audacia e la temerità di quelli che osassero spregiare la probizione, Leone ordinava ai suoi legati, ai patriarchi, agli arcivescovi, ai vescovi, agli abbati, ai prelati, ai governatori, ai presidenti, ai commissari, ai capi di truppa e a quelli che esercitavano una funzione qualunque o una commissione in nome del Papa o della sedia apostolica a volere in virtù di santa obbedienza prestar soccorso, aiuto e assistenza all’editore di Tacito per impedire che nulla si facesse contro questi ordini. E quando non mostrassero lo zelo richiesto anche i legati, i patriarchi, gli arcivescovi e tutti gli al-