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172 ATTO VANNUCCI - DISCORSO SU TACITO

morì stimato e amato. Godeva molta fama per la città, e i dotti in folla si raccoglievano intorno a lui per ammirarne l’ingegno. E questa fama durava splendida anche dopochè egli fu morto. Nel secolo terzo l’imperatore Tacito faceva sua vanto di discendere dal nostro storico, e mentre gli rendeva culto di ammirazione studiavasi che ne fossero perpetuate le opere odinando con decreto ad ambedue del pari glorioso che ogni anno a spese dello stato se ne facessero dieci copie autentiche e che si ponessero in tutte le biblioteche. Nel secolo quinto, Tacito si trova citato nelle storie di Paolo Orosio, e lodato da Sidonio Apollinare pel suo stile maestoso. Poi sotto l’infuriare della tempesta barbarica che distruggeva la civiltà antica anche i manoscritti di Tacito rimasero dispersi, e una parte di essi andò irreparabilmente perduta: ma di quella che scampò all’universale rovina molte copie si fecero anche in quei tempi di folta ignoranza, e rimangono ancora per le biblioteche d’Europa.

Appena fu inventata la stampa, uno dei primi libri a pubblicarsi fu il Tacito. La prima edizione è del 1470, e fu fatta a Venezia da Vindelino di Spira. Essa conteneva solamente la seconda parte degli annali, le storie, la Germania, e il dialogo degli oratori. La vita di Agricola comparve in un’edizione senza data nè di luogo nè di tempo, ma si stima fatta nel 1477 a Milano. La prima parte degli annali non si conosceva, e non fu ritrovata che nel secolo appresso. In questi tempi in cui con affetto singolarissimo si ricercavano tutte le ricchezze letterarie del mondo antico, e si domandava ai popoli di Grecia e di Roma notizia delle loro leggi, della loro storia e di tutta la loro sapienza per rivolgere questi raggi della civiltà antica a illuminare le tenebre della mo-