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170 ATTO VANNUCCI - DISCORSO SU TACITO

fieramente commossa distrugge col fuoco e ricopre di cenere e di oblio le liete città della Campania felice, quest’uomo con animo intrepido affronta le ire degli elementi per investigare i fenomeni di un imperversante vulcano, e soccombe. Plinio narra a Tacito con animo commosso i particolari di questa scena di spavento, e gli ultimi istanti del venerato padre e del sublime sapiente. E sola questa testimonianza ci resta, perchè perì quella parte delle storie in cui Tacito riproduceva nel suo energico stile le notizie ricevute da Plinio.

Plinio scrive a Tacito dalle sue ville di Como e di Tusculo, si consiglia con lui, gli chiede un maestro per le scuole di Como, gli raccomanda gli amici, gli dà notizia dei propri lavori, accetta le parti di libero critico quando glielo impone l’amico. E Tacito ascolta la verità col piacere con cui Plinio la dice, perocchè niuno più soffre la riprensione di chi più merita la lode. Plinio era incantato di questa cara e dolce vicenda di affetti e di cure, e scriveva. — Oh quanto mi diletta (se pur gli avvenire si cureranno punto di noi), che si narri dappertutto con che concordia, schiettezza e lealtà noi siam vissuti! si reputerà cosa rara ed insigne che due uomini quasi uguali di tempo e di ufficii, di qualche riputazione nelle lettere (poichè bisogna che anche di te io parli modestamente, parlando a un tempo di me), siansi l’un l’altro dato mano negli studii. Io certo fin da giovinetto, essendo già tu rinomato e glorioso, desiderava di seguirti, di essere e di farmi credere prossimo a te, ma prossimo d’un tratto molto lontano. E v’erano molti illustri ingegni: ma tu solo (recatovi dalla somiglianza dell’indole) mi parevi il più facile ad imitarsi, il più degno di essere imitato. Ond’è che viepiù godo, se ra-