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162 ATTO VANNUCCI - DISCORSO SU TACITO

sempre a un medesimo esito: cose tutte per la troppa somiglianza tediose.

Pure se il tristo argomento era tale da sgomentare anche la potenza del genio di Tacito, egli non trascurò studio ed arte per vincere le difficoltà. Messe nella narrazione tutta la varietà che gli era possibile, e usò tutti gli espedienti della composizione storica per rendere meno grave il tedio dei mali. Per conforto delle vergogne e delle scelleratezze presenti ricordò le glorie e le virtù degli antichi. Per posare l’animo dalle sciagure domestiche narrò le guerre esterne: e quando tutto era servitù nella città del popolo re, fece sentire il grido della libertà che risonava nelle selve germaniche, nei deserti di Numidia o sui monti di Tracia. Agli accenti dell’ira accoppiò quelli dell’affetto e della malinconia narrando casi pietosi. Cercò varietà negli episodii, descrisse con la semplicità del narratore, con la gravità del filosofo, con lo splendore del poeta, e quando pose sulla scena i suoi personaggi trovò tutte le forme e tutto il movimento del dramma. Negli Annali tu trovi profondo concetto, e spesso semplicità maravigliosa di stile. Ivi l’imagine dei tempi si svolge naturalmente, e i fatti non hanno altro legame che quello della loro successione. Le Storie all’incontro furono con ragione paragonate a un poema, perocchè solenne ivi è l’andamento, maestoso il complesso, variati gli episodii, e i fatti collegati strettamente tra sè concorrono a un solo ed unico scopo, la pacificazione del mondo, che sotto Vespasiano si compie colla sottomissione di Civile in Germania, e colla vittoria ottenuta sopra Gerusalemme da Tito.

Tacito, come tutti i grandi uomini, esercitò molto l’ingegno dei critici, ed ebbe alte lodi e amare censure. Lasciando le strane dicerie di chi lo chiamava mentitore,