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123 ATTO VANNUCCI - DISCORSO SU TACITO

principi e dei delatori, al quale Tacito più tardi dette splendidissime lodi. Elvidio fu vittima di Domiziano, nè potè nascondere nel ritiro il gran nome e le grandi virtù. Potentissimi per aderenze e per credito erano ancora i persecutori di lui, quantunque spento il tiranno loro principal protettore: ma Plinio persuaso non esservi più bella occasione di questa a mostrar suo coraggio, e a far prova di sua eloquenza, non dà ascolto ai paurosi prudenti che gli sussurrano all’orecchio di pensare al futuro, e di non comprometter sua quiete. Egli tutto ha presentito e previsto, e non ricusa, se così vuole la sorte, di pagare il fio di una onestissima azione, e difende caldamente in pieno consesso la memoria dell’illustre suo amico, e consacra i suoi persecutori all’infamia. Anche Tacito disse una parola di dolore per Elvidio accusando sè stesso di essere stato colla sua presenza quasi complice della morte del buon cittadino. Questa parola è nella vita di Agricola.

Tacito scriveva allora la vita del suocero: era tutto in questo ufficio pietoso, in questo affettuoso pensiero di famiglia che gli dava modo a consolare il suo privato dolore e a rendere omaggio alla virtù col tramandare ai posteri la cara memoria di un buon cittadino.

La vita di Agricola è la prima delle sue opere storiche. Ci ritrae rapidamente il suo eroe negli studi e nelle relazioni domestiche, nelle magistrature e nei campi di guerra ove gli appariva ardente della sapienza, affettuoso, integerrimo, valoroso, prudente, magnanimo, autorevole senza burbanza, umano senza fiacchezza. Tacito unisce alle pubbliche sorti i suoi affetti privati e fa sì che scambievolmente si aiutino a eccitare la forte compassione, ad accendere l’ira dei generosi, a rendere venerate le grandi sciagure dei popoli e degl’individui. Nel