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nità prima di tutto. Ma poi, soddisfatto dal sogno, egli aveva ritrovati immutati gli oggetti che aveva voluto distruggere, e s’era chetato, la coscienza tranquilla. Aveva commesso il delitto ma non v’era danno. Ora invece il sogno s’era fatto realtà ed egli, che pur l’aveva voluto, se ne sorprendeva, non ravvisava il suo sogno perchè prima aveva avuto tutt’altro aspetto.

— E non mi domandi chi sia lo sposo?

Con improvvisa risoluzione egli si rizzò:

— Lo ami tu?

— Come puoi farmi una simile domanda! — esclamò ella veramente stupefatta. Per unica risposta baciò la mano con la quale egli teneva alto l’ombrello.

— Allora non sposarlo! — impose lui. Spiegò le proprie parole a se stesso. Egli la possedeva già; non la desiderava più. Perchè per possederla altrimenti avrebbe dovuto concederla ad altri? Vedendola sempre più sorpresa, cercò di convincerla: — Con un uomo che non ami, non potresti essere felice.

Ma ella non conosceva le sue esitazioni. Per la prima volta si lagnò della propria famiglia. I fratelli non lavoravano, il padre era malato; come si faceva ad andare avanti? E non era lieta casa sua, ch’egli aveva vista alla luce del sole quando non c’erano gli uomini. Non appena venuti si bisticciavano fra di loro e con la madre e le sorelle. Certo, il sarto Volpini, quarantenne, non era il marito che s’era augurato, ma era a modo, buono, dolce, ed ella, col tempo, forse gli avrebbe voluto bene. Di meglio non a-