Pagina:Svevo - Senilità, 1927.djvu/123


— 119 —

voce d’Angiolina gli aveva fatto dimenticare di bel nuovo qualunque conclusione scientifica.

Oh, gli era difficile di andare a chiudere in ufficio agitazione che si sentiva addosso. Ritornò a casa con intenzione di coricarsi. Nel riposo del letto e nel silenzio della sua stanza, avrebbe potuto continuare a godere della scena avuta con Angiolina come se fosse continuata. Forse nell’eccitazione di quel giorno si sarebbe confidato con la sorella; ma ricordò quanto aveva scoperto quella notte e sentendola lontana da lui, tutta occupata dai propri desideri, non le disse nulla. Certo sarebbe venuto il tempo in cui egli avrebbe di nuovo circondato di cure la sorella, però ancora qualche giorno di vita voleva riservare a sè, alla propria passione. Chiudersi in casa, esporsi alle domande di Amalia gli parve intollerabile. Mutò proposito.

Era indisposto, disse alla sorella, ma sarebbe andato a cercar giovamento all’aria aperta.

Ella non credette ai mali ch’egli si attribuì. Fino allora aveva sempre indovinate le fasi per le quali passavano gli amori d’Emilio; quel giorno, per la prima volta, errò e credette si fosse liberato dall’ufficio per passare tutta intera la giornata con Angiolina. Perchè egli aveva sulla faccia seria un’aria di soddisfazione ch’ella non vi aveva vista da lungo tempo. Non chiese nulla. Spesse volte aveva tentato d’ottenere da lui delle confidenze e oramai gli serbava rancore unicamente perchè egli le aveva rifiutate.