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presa qualche sdegno da noi. Non potevamo non sorprendercene essendo recenti della commossa prefazione del Larbaud al libro del Dujardin.

Invece debbo confessare che nel mio animo non c’è alcun rancore per la critica nostra perchè per tanti anni m’ignorò. Prima di tutto è vero che vi sono alcune ragioni che spiegano tale oblio. Eppoi di rancore non si può parlare visto che Silvio Benco e Ferdinando Pasini contano in tale critica. Il Benco, che mi concesse la sua amicizia fin dalla sua prima giovinezza, dedicò un articolo di cui sempre m’onoro, a La Coscienza di Zeno subito dopo la pubblicazione, nel 1923. Ferdinando Pasini, nell’agosto del 1924, mi sorprese con un articolo ne La Libertà di Trento che alleviò quella dolorosa solitudine ch’è la sorte di tanti nostri scrittori quando hanno tentato di arrivare al pubblico. La benevolenza del Pasini m’incantò perchè dovetti considerarla risultata da un puro giudizio critico. Di lui io sapevo solo ch’egli insegnava a tanti con la parola e con l’esempio, mentre di me, prima di allora, egli non aveva conosciuto neppure il nome. La nostra amicizia s’iniziò col suo articolo.

Ma per ritornare a Senilità debbo dire ch’essa da noi trovò un acuto e affettuoso critico in Eugenio Montale che pubblicò uno studio a me dedicato nell’Esame (Novembre-Dicembre del 1925). È questo il mio miglior lavoro ed è vantaggioso per me che chi legge di Zeno abbia conosciuto il Brentani? Amerei