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238 EMILIO SALGARI

Il peggio era che, pur galoppando furiosamente, mantenevano un fuoco intensissimo.

Era vero che la maggior parte dei proiettili andavano perduti in causa delle scosse disordinate dei cavalli e anche della poca abilità dei cavalieri, i quali, come abbiamo detto, più abili ad adoperare l’arco e la freccia anzichè le armi da fuoco, tuttavia, di quando in quando, qualche palla giungeva a destinazione.

Il primo a cadere fu un negro, il quale aveva ricevuto una ferita al dorso, senza dubbio gravissima.

Mano Sinistra, che era dinanzi a tutti i cavalieri, fu lesto a saltare a terra ed a scotennarlo ancora agonizzante.

Poi toccò la orribile sorte a due meticci. Sbalzati d’arcione dai loro cavalli che avevano ricevuto parecchi colpi di fuoco, furono fulminati prima che avessero potuto rialzarsi e scotennati da Nuvola Rossa e da Caldaia Nera.

Fu solo in quel momento che John, il quale si volgeva continuamente indietro per vedere se gl’inseguitori guadagnavano terreno, s’accorse della presenza di Minnehaha, fino allora rimasta nascosta dietro il padre.

Come era riuscita a sfuggire all’incendio quella piccola serpe e raggiungere i suoi genitori prima ancora che cominciasse la gran carica?

E come era sfuggita al colpo di fuoco che l’infallibile indian-agent le aveva sparato contro? Mistero!...

Il bravo John, nello scorgerla, aggrappata alla gualdrappa del cavallo del padre, non aveva potuto frenare una bestemmia.

— Harry!... — gridò. — L’hai veduta? Guardala, mentre quel cane d’un gambusino sta scotennando quel disgraziato.

— Chi? — chiese lo scorridore lanciando un rapido sguardo dietro di sè.

— Minnehaha!...

— Dannazione eterna della mia vita!... Ancora quella vipera!...

— Io credo, mio caro, che quella piccola scimmia non sia figlia nè di Yalla nè d’altra donna indiana, bensì della diavolessa!...

— Comincio a crederlo anch’io, John.

Anda!... Anda!... Lascia stare il rifle!... Il gambusino è già rimontato in sella e l’ha nuovamente coperta.

— Giuro a Dio che la ucciderò!

— A te il piccolo mostro ed a me Yalla; ma più tardi, quando si presenterà l’occasione, se si presenterà....

Via!... Spronate, spronate sempre, amici!... Signor Devandel, vegliate su vostra sorella e tenetevi ben curvo!... Io spero che finiremo per distanziare quei maledetti vermi rossi!... —

La corsa furibonda continuava fra un incessante gridìo ed un fuoco infernale. Le pelli-rosse non economizzavano le munizioni, anzi