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applicazione, così questa proposizione esigge serio e minuto esame per vedere quali modificazioni possano meglio garantirne il buon risultato.

Certo che se la situazione sociale, industriale, commerciale di uno Stato fosse tale da far ragionevolmente credere che le forze dei privati mezzi potessero sopperire alla grande impresa, non si vedrebbe plausibile motivo per deviare da questo partito assoluto che ne darebbe tutto il profitto allo Stato senza alcun suo rischio. Né certo mancherebbe il modo come regolare l’esercizio, onde rimanesse salvo nei limiti della giustizia il privato interesse senza ledere quella pubblica utilità che forma lo scopo principale.

Ma se l’assunzione di tanta intrapresa non convenga al Governo per ragioni generali; e se nello Stato nostro per le sue speciali circostanze non si può contare di affidarla totalmente alle forze private, rimane il partito di associare più forze pubbliche e private, quale appunto, come più conveniente consiglio nel caso nostro, abbiamo proposto e sviluppato trattando sui mezzi e continueremo parlando delle condizioni.

Comunque però ciò sia, all’obbligo che sempre incombe al Governo di accorrere per moderare la colluttazione fra il pubblico ed il privato interesse, il diritto in questo caso si aggiunge, che gli somministra il suo concorso nell’intrapresa con sussidio sia di garanzia, sia di fatto. Ad esso adunque spetta il concedere l’impresa ed il determinare le condizioni, le quali mentre non scoraggiscano o ledano la privata speculazione, tutelino l’utilità pubblica contro gli abusi della particolare ingordigia.

Le condizioni da aversi in special considerazione consistono