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contare sol vantaggio di annui scudi 720,000 dal l’istituzione delle strade ferrate in relazione al commercio, per ritener vera la fatta proposizione.

E chi mai potrà dubitare che il solo transito delle merci e dei viaggiatori che, risparmiando il giro dei due mari, da Ancona si diriggerebbero a Civitavecchia, e viceversa, non accrescerebbe l’introito dello Stato di un milione almeno? Chi mai non converrà che profittando delle nostre strade ferrate tutti i viaggiatori e tutte le merci dall’una all’altra estremità dello Stato, senza il concorso delle estere vetture, a di cui favore cade oggi totalmente il profitto, non migliorerebbe di altrettanto l’introito dello Stato? Ognuno certamente troverà savio ed ottimo consiglio, che per dimettere quel debito vadano all’estero per 34 anni settecento ventimila scudi, i quali non sono che una quota dell’utile che nella totalità altrimenti noi non avremmo, ed il quale rimarrà quindi intero e perenne in perpetuo beneficio dello Stato.

Sulle condizioni.

Certamente le condizioni costituiscono materia essai importante ad esaminarsi, sia per la parte di chi assume, sia per quella di chi concede l’impresa delle vie ferrate. Le condizioni in fatti colle quali un Governo, o in tutto ad altri conceda l’impresa, ovvero vi prenda in qualche modo maggiore o minor parte direttamente o indirettamente, hanno tale influenza sulle conseguenze, da farla risultare utile o dannosa per l’una o per l’altra parte, ed anche pel pubblico. Ciò porta che, come in tutte le altre contrattazioni, moltissimi possono essere i patti da convenirsi, secondo le svariate