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si avvicina. Gli spagnoli aspirano al vanto di prima invenzione attribuendola a Blasco de Garay, capitano di mare, che nel 1543 propose all’imperatore Carlo V una macchina, per far andare bastimenti senza vele né remi anche in tempo di calma. Nell’esperienza che se ne fece in Barcellona alla presenza dello stesso sovrano, si osservò che la parte più importante del macchinismo aveva per base una gran caldaja di acqua bollente. L’esperimento sortì buon risultata. Il dotto Arago francese si oppone a questo fatto con ragioni, che forse tutti non troverebbero di molto peso.

Gl’italiani, oltre l’antico Vitruvio, il Riminese Roberto Valturio, ed il celebre Leonardo da Vinci, del secolo XV, e lo Scappi del secolo XVI, vantano il Romano Giovanni Branca del 1629, il quale, come dice l’Inglese Stuart, fu il primo che tentò di applicare in grande la potenza del vapore ad oggetti utili. (Histoire descriptive de la machine a vapeur, tradiate de l’anglais de R. Stuart pag. 33).

I Francesi vantano l’ingegnere Salomone de Caus del secolo XVII, che inventò una macchina mossa col mezzo dell’elasticità del vapore, e riguardano come il vero inventore delle macchine a vapore Dionigio Papin di Mois dello stesso secolo ( Stuart loc. cit. pag. 54 ); ed il lodato m. Arago parlando di Papin conclude:

“Papin ha imaginato la prima macchina a vapore.

Papin, pel primo, ha veduto, che il vapore acquoso fornisce un mezzo semplice per fare rapidamente il vuoto nella capacità del corpo della pompa.

Papin, per primo, pensò di combinare in una stessa macchina a fuoco l’azione della forza elastica del vapore con la proprietà di cui esso é fornito, e che egli rimarcò condensarsi col raffreddamento.”