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Si potrebbe forse replicare che nello stato pontificio, il quantitativo delle merci estere che s’introducono, eccede quello delle indigene che si estraggono, per il che il favore prepondererebbe per le merci estere; ma tre riflessioni annientano quest’argomento. Primieramente, lo stato attuale delle cose non forma base solida per conoscere la preponderanza delle introduzioni o delle estrazioni, imperocchè dalla rigenerazione che otterrebbe il commercio, mercè l’attivazione delle strade ferrate, potrebbe pure emergere un aumento tale di produzioni estraibili, che superasse il quantitativo delle merci introducibili. In secondo luogo, le merci estere già vengono con tutta economia condotte nei porti di Civitavecchia ed Ancona, e leggiero è il divario di cui fruirebbero nella circolazione interna col mezzo delle strade ferrate; e qualunque egli fosse, se sopra merci necessarie, il maggior costo si sopporta dal consumatore, se di lusso, non basta un tenue aumento di spesa per farne astenere l’amatore. In ultimo, un ostacolo all’introduzione di tutte le merci estere indistintamente, e necessarie, e voluttuose, e grosse, e fine nella tendenza di farne sostenere l’alto prezzo, per servire di remora alla consumazione, sarebbe veramente inconsiderato, perchè in gran parte ridonderebbe a danno diretto dei consumatori, quando che alla prudenza della tariffa daziaria è attribuito di gravare più o meno singolarmente le diverse merci, in relazione al bisogno, ed allo sviluppo dell’industria interna, ed in tal guisa si evitano tutti gl’inconvenienti.

Dopo aver cosi dimostrate del tutto insussistenti le indicate imputazioni che alle strade ferrate si danno, non può passarsi sotto silenzio, che molti respingono questo nuovo ritrovato dichiarandolo pieno di pericoli, e sog-