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PARTE PRIMA 59

cose, gli altri nel far ragione degli effetti che queste cose doveano partorire per loro.

Il conte Gambarana, già promotore e indirizzatore della rivoluzione di Pavia, ed altro de’ capi della fazione austriaca pura, era il più operoso e il più risoluto fra tutti i cospiratori. Trovò modo costui d’indettarsi col generale Pino, capo della fazione muratista, e di ficcarsi nella brigata liberale che tenea le sue congreghe in casa della damigella Bianca Milesi, e in casa di madama Traversa, moglie d’un avvocato nativo di San Nazzaro, terra della Lomellina. Confalonieri, Porro, Bossi, Ciani, ec., faceano parte di quella brigata, e se non si può facilmente supporre ch’ei rimanessero affatto stranieri di quanto faceavisi, la cosa non è tuttavia impossibile, poich’essi erano in quel mentre tutti intenti a far girare attorno la surriferita protesta contro il senato, e nell’infausto giorno 20 aprile furono veduti aggirarsi, anzi nei dintorni del palazzo del senato, che nel quartiere del Marino. Il conte Gambarana ben conoscea la mite e quieta tempra del popolo milanese, e sapea benissimo che la più fiera stizza ond’esso fosse capace, dovea sfogarsi in meri gridori, e non reggerebbe giammai contro le lagrime e le supplicazioni. È generale opinione ch’egli abbia conferito con Traversa intorno a siffatta difficoltà. Questo avvocato, nativo, siccome ho detto, della Lomellina, avea in sua gioventù accumulato immensi averi, coltivando, come fittaiuolo, un gran podere del Novarese, ed era pienamente edotto della tempra della popolazione di quella provincia, del carattere, bisogni di essa, ec. Giusta la voce pubblica, avrebbe il Traversa proposto al conte Gambarana di far scendere