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126 PARTE SECONDA

deasi dal magistrato contro di loro la capitale condanna. Ond’è che quando, usciti dalla sala, furono ricondotti nel carcere, la curiosità loro intorno alla lettera la cui lettura avea tanto visibilmente commosso il tribunale, era indebolita d’assai. Non tralasciarono però essi d’interrogare intorno al contenuto di quella lettera le guardie che gli accompagnavano, e seppero che vi si leggeva la formale assicurazione delle misericordiose disposizioni di S. M. inverso a loro.

S’imagini ora quale fosse lo stato di questi uomini, accusati di congiura militare, indeboliti da una prigionia di già assai lunga, e da morali torture, e i quali dopo avere udito il regio procuratore far contro di loro instanza per la capitale condanna, venivano ricondotti nel carcere per aspettarvi la lettura della loro sentenza. Gl’istanti che passano tra la chiusura dei dibattiti e la lettura della sentenza non sono essi più angosciosi di quelli che precedono la morte? Non si concentra essa su quei brevi istanti la compassione che sentesi pei condannati a pena capitale?

Ora in questa sì terribile condizione, in questa crudele espettazione, di cui si tenta di sminuir la durata per gli stessi malfattori, il governo austriaco lasciò gli accusati per ben tre anni! Non mancò tuttavia un pretesto per colorire questo inconcepibile obblio delle leggi dell’umanità; e questo pretesto, al par di tutti quelli cui l’Austria s’appiglia, fu da goffo e da ipocrita. A udire i membri e gli amici del governo, per mera pietà furono gli inquisiti lasciati in dubbio del loro destino. E perchè la condanna non poteva essere altrimenti che asprissima, e perchè, d’altra parte, S. M. avea